Ci sono assemblee che scorrono via. E poi ce ne sono altre che lasciano qualcosa, che obbligano a fermarsi, a guardare meglio, a rivedere le proprie certezze.
Quella svoltasi martedì 3 febbraio al Mantegna, dedicata al tema dell’accettazione della diversità, è stata una di queste: un momento di riflessione autentica, vissuto con attenzione, rispetto e partecipazione attiva da parte degli studenti.
L’assemblea si è aperta con l’intervento del referente supporto studenti Nicolò Barretta che ha introdotto il film "L’innocenza" di Hirokazu Kore'eda, premiato per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes 2023.
Un’opera intensa e delicata, che affronta temi universali come l’educazione, il bullismo e la responsabilità degli adulti, costruendo il racconto attraverso tre diversi punti di vista. Al centro del film non c’è solo ciò che accade, ma come lo si guarda: lo sguardo come strumento di giudizio, fraintendimento, empatia.
Dopo la visione, l’assemblea è entrata nel vivo con un momento particolarmente coinvolgente: l’intervento dei tre avvocati penalisti Alessandra Moreschi, Filippo Moreschi Luca Raffanini, che hanno messo in scena un processo simulato, ispirato a una storia vera.
Un linguaggio diverso, quello del diritto, ma estremamente efficace nel rendere concreti i concetti di responsabilità, colpa, conseguenze e tutela delle vittime.
Nel processo, il professor Nicolò Barretta ha interpretato il ruolo del bullo, scegliendo consapevolmente di esporsi per rendere visibile il meccanismo della violenza, senza sconti né semplificazioni. Una scelta forte, che ha contribuito a stimolare il confronto e a rendere ancora più chiaro quanto il bullismo non sia mai un gioco, ma un atto che lascia segni profondi.
L’assemblea si è svolta in un clima disciplinato e rispettoso. Gli studenti hanno seguito con attenzione, sono intervenuti con domande e osservazioni pertinenti e sono stati coinvolti anche i rappresentanti d’istituto, rendendo il momento realmente partecipato e condiviso.
Quella di oggi non è stata solo un’assemblea informativa, ma un’esperienza educativa: un invito a cambiare prospettiva, ad allenare lo sguardo, a riconoscere la diversità non come un problema, ma come una risorsa.
Perché educare, in fondo, significa proprio questo: insegnare a guardare meglio.

Prof. Nicolò Barretta

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