All’indomani della festa della liberazione (XXV aprile) l’uscita didattica per la classe 2BS (accompagnata dai docenti Simone Grassetto e Nicola Capezzera con la guida della prof.ssa Giorgia Giusti) ha avuto come presupposto la conoscenza del patrimonio storico locale, per approfondire i temi di educazione civica legati alla lotta per la libertà. L'uscita è valsa come potenziamento della competenza trasversale in chiave europea di espressione storico, sociale e culturale, e ha voluto ripercorrere le tappe di chi ha lottato per la libertà comprendendo anche l'entrata al castello di San Giorgio per accedere al camminamento di ronda delle torri ove sono dislocate le carceri che hanno ospitato i martiri di Belfiore.
Dopo le carceri la classe si è spostata in valletta Belfiore per raggiungere il monumento ai martiri facendo tappa alla colonna spezzata simbolo del martirio di Don Eugenio Leoni fucilato dalle milizie nazifasciste il 12 settembre 1943.
Le carceri del castello (riaperte di recente al pubblico) sono vasti cameroni con soffitto a volta che contenevano dai sei ai dieci detenuti. In età austriaca - dopo il periodo napoleonico - tutto il piano superiore del Castello finemente affrescato viene adibito a carcere politico: finestre con doppie inferriate e doppie porte resero funzionale allo scopo l'antica dimora gonzaghesca.
La storia ci dice che all'inizio del 1852 la polizia austriaca eseguì una perquisizione a Castiglione delle Stiviere che portò al ritrovamento di una cartella del prestito mazziniano, arrotolata in un portapenne. Da questa si arrivò a don Enrico Tazzoli e al suo registro cifrato basato sul Pater Noster, sul quale il sacerdote aveva segnato i nomi dei congiurati. Il documento viene inviato a Vienna e decifrato dalla polizia austriaca. Le indagini coinvolsero decine di sospettati e si giunge alla sentenza. Il 7 dicembre 1852 sono impiccati, sugli spalti di Belfiore insieme a lui, Angelo Scarsellini, Bernardo De Canal, Giovanni Zambelli e Carlo Poma.
Le conseguenze della fallita insurrezione mazziniana a Milano del febbraio 1853 portano alla sentenza di morte anche per Tito Speri, Carlo Montanari e don Bartolomeo Grazioli, condannati alla forca il 3 marzo 1853, e per Pietro Frattini. Queste esecuzioni sono state precedute dalla fucilazione di don Giovanni Grioli e di Pietro Fortunato Calvi. L’unico a scampare alla gogna fu Felice Orsini che riuscì a fuggire per poi finire ghigliottinato in Francia per aver attentato alla vita di Napoleone III.
Prof. Simone Grassetto


