La classe 3BS, accompagnata dai docenti Simone Grassetto e Anna Maria Macchiarella ha seguito un percorso didattico incentrato sull'alchimia presso la Biblioteca Teresiana, istituita nel 1740 e donata dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Con una collezione che supera i 250.000 volumi, ci sono poi numerosi mappamondi e libri antichi, spesso unici nel loro genere. Oggi, un particolare angolo di questa vasta collezione è dedicato ai libri alchemici. L'alchimia, spesso confusa con la magia o con pratiche esoteriche. Eppure, l'alchimia è stata una delle prime forme di pensiero scientifico, predicando l'idea di trasformare la materia per cercare la purificazione e, nei suoi aspetti più spirituali, il raggiungimento della vita eterna. L'alchimia, che in Occidente nasce come un incrocio tra la filosofia greca, la scienza araba e le tradizioni egizie, è una disciplina che affonda le sue radici in epoche antiche. Il termine "alchimia" deriva dall'arabo, ma le sue origini risalgono a culture ben precedenti, come quella egizia e quella indiana.
Gli alchimisti cercavano di trasformare i materiali, e in particolare di creare oro dalla combinazione di altre sostanze, un simbolo di perfezione e purezza.
L'alchimia era vista come un percorso di perfezionamento spirituale e materiale: tramite la purificazione della materia, gli alchimisti speravano di raggiungere un ideale di perfezione. In Egitto, l'alchimia si intrecciava con il processo di mummificazione, un tentativo di preservare il corpo dei faraoni per l'eternità. Le sostanze chimiche utilizzate in questo processo possono essere considerate una forma primitiva di alchimia. Gli egiziani credevano che la combinazione di certe sostanze potesse garantire la sopravvivenza del corpo oltre la morte, in un ciclo di vita e morte che si rifletteva anche nelle teorie alchemiche.
Mantova, sotto il dominio dei Gonzaga, è stata una delle città italiane in cui l'alchimia prosperò. I Gonzaga, essendo mercenari, avevano bisogno di risorse finanziarie per mantenere un esercito potente. La scarsità di oro spinse molti di loro a ricorrere all'alchimia per ottenere leghe metalliche, come l'ottone, e altre sostanze utili. L'alchimia a Mantova divenne così un strumento pratico e filosofico, per affrontare le difficoltà economiche e sostenere il potere della famiglia.
Ma l'alchimia non era solo un mezzo per risolvere problemi economici: essa rappresentava anche un modo per esplorare le leggi naturali e spirituali dell'universo. I Gonzaga furono tra i primi a riconoscere l'importanza di questa scienza, e numerosi alchimisti si rifugiarono nelle loro corti, cercando di sviluppare le loro teorie e scoperte.
Il ciclo alchemico si compone di tre colori specifici:
Nero (Nigredo): che è il punto di partenza per la trasformazione.
Bianco (Albedo): Il passaggio intermedio, la purificazione e la chiarificazione della materia.
Rosso (Rubedo): Il simbolo dell'oro alchemico, della massima purezza.
Sebbene l'alchimia fosse spesso considerata una disciplina misteriosa e a volte associata alla magia, non fu mai veramente proibita.
L'alchimia ha avuto un impatto significativo sull'evoluzione della chimica moderna. Molti degli strumenti utilizzati oggi nei laboratori scientifici, come i crogioli, i becher e i distillatori, sono il frutto delle pratiche alchemiche. Nel Seicento, alchimisti come Robert Boyle iniziarono a orientare lo studio dei gas e delle sostanze chimiche verso la chimica moderna, ponendo le basi per la scienza che oggi conosciamo.
La Biblioteca Teresiana di Mantova non è solo un luogo che conserva libri antichi e mappamondi, ma è anche un punto di riferimento fondamentale per la comprensione di una disciplina: l'alchimia, che ha dato forma alla scienza moderna.
Studentesse Nadia Carretta e Sophie Ciasullo


