La città conosciuta come “rossa, dotta e grassa” accoglie a braccia aperte tutta la gente che vuole ammirarla (il colore rosso dei palazzi), studiarla (la più antica università) e assaggiarla (tortellini e mortadella). Ampia, solare e fresca come la fontana di Nettuno (del Gianbologna) dove ci riceve la nostra guida che subito racconta di come la città sia costruita sopra dei canali. Ci avviamo verso piazza maggiore dominata dalla basilica di San Petronio (1360 circa) ad oggi la chiesa gotica costruita con mattoni più grande del mondo. La sua caratteristica è la facciata lasciata volutamente incompiuta per protesta contro un papa che non voleva diventasse più grande di San Pietro a Roma. Al suo interno ha un altro record: la meridiana cartesiana più lunga al mondo (che indica esattamente il giorno e l’ora). Le classi quarte di istituto accompagnate dai proff Timolina, Cammarata, Grassetto e Rebecchi proseguono sotto il portico pavaglione e si soffermano nel chiostro dell’archiginnasio , luogo famoso per il suo bel teatro anatomico. Si prosegue lungo le vie del mercato (un quadrilatero di colori e sapori) e si arriva al cospetto delle due più alte torri di Bologna (oggi imbrigliate per timore di crolli) la Asinelli e la Garisenda. Il giro per la città si conclude a Santo Stefano una chiesa che è un passaggio lungo altre sette chiese: dalla prima chiesa del crocifisso sì va alla chiesa del sacro sepolcro (è così via) la più bella e antica con una cerchia di colonne con al centro la riproduzione del santo sepolcro. C’è pure quella che si vuol credere la colonna della flagellazione di cristo.
Dopo la pausa pranzo la comitiva di ragazzi e proff. si sposta al museo di palazzo Poggi. Le stanze con i soffitti riccamente affrescati, accolgono un museo veramente speciale. Le teche racchiudono wunderkammer di animali esotici e riproduzioni accuratissime del corpo umano (sala ostetricia). Qui è esposto con calchi in gesso e in cera l’apparato riproduttivo umano. Il museo è un vero tributo agli studiosi e scienziati anatomisti. 

prof. Simone Grassetto




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