C’è una scuola che, per qualche ora, smette di spiegare e comincia ad ascoltare. Una scuola che non chiede di stare al proprio posto, ma di prenderlo, di occuparlo con le proprie idee, con la propria creatività. È da qui che ha preso forma la terza assemblea d’istituto dell'Itet A. Mantegna: non come semplice momento di pausa dalla didattica, ma come spazio vivo, attraversato da linguaggi diversi: il cinema, la musica, la parola, la memoria, tutti tenuti insieme da un unico filo rosso: il bisogno autentico di esprimersi.Ad aprire il percorso, la visione di "We Are the Best!" del regista svedese Lukas Moodysson, film ambientato nella Stoccolma degli anni '80, al cui centro vi sono tre ragazze fuori dagli schemi, apparentemente anticonformiste, ma in realtà spinte a esserlo da una società adulta che spesso impone modelli rigidi, lasciando poco spazio alle differenze.
Non è solo una storia di adolescenza e musica, ma una riflessione potente sull’identità: il vero atto rivoluzionario, sembra dirci il film, è mostrarsi per ciò che si è, anche quando questo significa non piacere, non aderire, non uniformarsi.
Da qui ha preso avvio il dibattito critico in cui le immagini viste sullo schermo sono diventate occasione per interrogarsi, per esporsi, per mettere in gioco il proprio punto di vista. Non una lezione, ma un dialogo: uno spazio in cui la parola degli studenti ha avuto peso, valore, presenza.
A seguire, l’intervento dell'ospite Matteo Villaci ha portato l’attenzione su un altro linguaggio fondamentale per le nuove generazioni: la musica. Attraverso un’intervista viva e dinamica condotta dai rappresentanti di istituto, Villaci ha dialogato con i ragazzi, raccogliendo gusti, preferenze, suggestioni, e raccontando al tempo stesso la sua esperienza di giornalista e speaker radiofonico a Radio Popolare. Ne è emersa una mappa sonora fatta di identità, appartenenze e desiderio di racconto.
Uno dei momenti più intensi è stato quello dedicato al viaggio per la memoria. Gli studenti che vi hanno partecipato hanno condiviso le loro testimonianze, trasformando il ricordo in esperienza viva e collettiva. Le loro parole si sono intrecciate a una performance capace di restituire profondità e consapevolezza, dimostrando come la memoria non sia solo passato, ma responsabilità civile presente.
Infine, spazio all'estro: giovani artisti, cantanti e poeti hanno preso la scena, proponendo testi, canzoni originali, cover e monologhi.
Un momento autentico, libero, necessario. Perché se c’è qualcosa che questa assemblea ha dimostrato con forza, è che quando ai ragazzi viene data davvero voce, quel vuoto non resta mai tale: si riempie di senso, di energia, di verità.
E forse è proprio questo il punto. Essere fuori dagli schemi non significa perdersi. Significa, più semplicemente, avere il coraggio di stare, fino in fondo, dentro se stessi.
"We are the best!"
Prof. Nicolò Barretta
